Vita periodico
1893-1895
Titolo
La Sferza veneziana
Sottotitolo
Giornale Ebdomadario Critico e Politico [da II, n. 24 (6-7 gennaio 1894)] Giornale Democratico Settimanale [da II, n. 65 (20-21 ottobre 1894)] Giornale Democratico Settimanale e... Libello [da III, n. 76 (6 gennaio 1895)] Giornale Settimanale Democratico indipendente
Motto
Quod Scripsi, Scripsi
Luogo di pubblicazione
Venezia
Tipografia - Casa editrice
Stabilimento Tipo-Litografico G. Draghi
Sede
Direzione e amministrazione: presso lo Stabilimento Tipo-Litografico G. Draghi, S. Canciano ponte della Panada n. 5401/a
Numero pagine
4
Formato
45,5x31,5
Prezzo
Cent. 5, a.m. cent. 50 [da II, n. 24 (6-7 gennaio 1894)] Cent. 5, a.t. £. 1
Periodicita`
Settimanale
Cronache locali
Si
Pubblicità
Si
Organi direttivi
Direttore: Emilio Chiarion Casoni [da I, n. 19 (2-3 dicembre 1893)] Direttore: Luigi Vendrasco; gerente responsabile: Michele Venuti [da I, n. 23 (30-31 dicembre 1893)] Non compare [da II n. 39 (21-22 aprile 1894)] Gerente responsabile: Bartolomeo Rossi [da II, n. 56 (18-19 agosto 1894)] Responsabile: Emilio Chiarion Casoni  [da II, n. 57 (25-26 agosto 1894)] Gerente responsabile: Michele Venuti [da II, n. 69 (17-18 novembre 1894)] Gerente responsabile: Carlo Bonin
Firme e collaboratori
Emilio Chiarion Casoni, Mach, ecc., A.D., Zoè, Tony, Mi., xxx, Vivaddio, G. M., Lu, Sidra, V.P., D.D. Cl., Athos, Pilastro, Verità, Iris, Ge. Pe, Idros, Abissus, Aldo, Michel, Giorgione, Nane, Eco Veritatis, A., Antonio, Durante, Gigi, G.A.V., Io, Frigio, di Valcaregna, Augustus, G. Delgiovo, un putelo, un cortigiano del regno di Assuero, Emo, Ras-ade-Kan, Bu-Bu, Ferrochinabisleri, Giovanni Battista Piccolini, G., A. Pastore, Bibliofilo, il marinaro
Profilo storico editoriale
“ ... Rispettati i sacrari delle famiglie, mai curando le personali bizze, ma solo nel pubblico interesse, irremissibilmente sferzeremo tutto ciò che puzzi di camorrismo, d’ingiustizia, di sevizia, di sopruso, di abuso di potere; e se le spie della polizia austriaca - di nefanda memoria - se i mezzani delle proprie sorelle, delle proprie mogli, delle proprie figlie, se gli affigliati dell’indiana compagnia, se i falsari; se i ladri del pubblico danaro, se i falliti di più cotte e per calcolo; se tutta codesta maledetta genia diciamo - sorretta forse da qualche vergognosissima protezione - dovesse qualche volta intralciarci la via, dichiariamo sin d’ora che direttamente ci rivolgeremo con lettere aperte al capo dello Stato, od ai di lui Ministri, perch’eglino ci difendano, e facciano rispettare quelle santissime statutarie leggi, per consentire il di cui governo anche alla Regina dell’Adria, il padre nostro sugli spalti di Marghera cimentava l’esistenza sua. Noi che tutti vediamo e deploriamo i mali che stanno sotto il sole, con la nostra penna difenderemo i deboli, combattendo i forti; solleveremo gli oppressi atterrando gli oppressori; né pressioni di Autorità qualsisia, varranno ad arrestarci nel santissimo compito prefissoci. Lo scritto sibillino ed ambiguo di certi pubblicisti che con i loro frizzi demoralizzano la nostra Venezia; gli arzigogoli curialeschi di certi moderni Demosteni - s’abbiano pur tutti questi spalle tarchiate - non c’intimidiranno mai; che non sapendo noi dove abiti monna paura, quald’essi abbiano a capitarci tra l’ugne, daremo e diremo a ciascuno il suo. Non della fede del vero Dio, nemici, ma della pretina sagrestia intolleranti - che fin da giovanetti mal veggendo gli altarini prescegliemmo giocar a’ soldatelli - non conosciamo il turibolo; per cui non bruceremo mai incenso a chicchessia, perché anche se amici carissimi avessero a fallire, per ottenere di farli rigar dritti, riprenderemo sempre senza riguardo alcuno i loro errori. Infine per non tediare dichiariamo che militando sempre nel campo Liberale Progressista le santissime idee di questo partito nostro propugneremo, onde Venezia abbia una buona volta a liberarsi dall’imperante odioso feudalesimo che tanto la dilania. Ecco chi siamo e ciò che vogliamo”, E. Chiarion Casoni, Ci presentiamo, I, n. 1 seconda edizione (31 luglio 1893).
Alla fine dello stesso anno compare un pezzo che traccia il bilancio dei primi mesi di vita del foglio e ne chiarisce ulteriormente gli intenti, dopo che Chiarion Casoni ha abbandonato la direzione: “Sicuri d’interpretare le aspirazioni di quel popolo che sente d’avere esso pure un pensiero, un proposito, una fede, e vuol rispettati i cenci onesti; alzato il vessillo su cui sta scritto: Democrazia - senza attendere da nessuno tenerumi e battimani, paghi di trincerarsi sdegnosamente nelle rocca della nostra coscienza - abbiamo attaccato tutte le ingiustizie, tutte le brutture in qualunque pubblica amministrazione si sieno verificate. (...) Senza aureola di collaboratori illustri, senza promesse di premi agli abbonati, senza legami o riguardi per chicchessia, procederemo sulla strada iniziata a calcare lodando chi lo merita, sferzando chi manca al proprio dovere, lieti di poter sfidare gli ambiziosi, le decrepite consorterie, l’insolenze dei mediocri, le audacie della viltà, e opponendo in ogni tempo il coraggio di mostrarci liberi, indipendenti potremo ripetere alla fine: anche noi abbiamo fatto qualche cosa”, cfr. “La Sferza Veneziana”, I, n. 23 (30-31 dicembre 1893). All’inizio del 1895 il giornale dice di sé: “Entrando, nel pieno vigore delle sue forze, nel terzo anno di vita La Sferza veneziana nulla ha da mutare nel suo indirizzo politico-morale. Meno violenza di frasi ma uguale e maggiore severità di concetti; meta e scopi identici con più dolcezza di mezzi...”, da un articolo firmato LA REDAZIONE, pubblicato in prima pagina sul n. 76 (6 dicembre [ma gennaio] 1895). Il giornale si assume il compito di condurre una posizione di critica politica e di costume, in particolare attacca coloro che considera contrari a una condotta liberale e onesta della politica, sia a livello locale che nazionale (p. es. sostenendo la candidatura di Zanardelli per la successione a Giolitti dopo lo scandalo della Banca Romana, in opposizione a quella di Crispi; quest’ultimo viene a più riprese accusato di tendenze autocratiche). Su questi argomenti presenta anche vignette e trafiletti ironici, nonché le sentenze dei tribunali che condannano coloro che erano stati indicati dalla “Sferza” come disonesti. Si guarda alla campagna d’Africa con decisa ostilità suggerendo di impegnarsi piuttosto a liberare gli italiani ancora soggetti all'Austria, invece che a imporre un giogo simile a quello asburgico sulle spalle degli etiopici. In politica internazionale vengono visti di cattivo occhio la Germania e soprattutto l’Austria-Ungheria, sostenendo l’irredentismo, per esempio con un trafiletto di celebrazione per l’anniversario della morte di Oberdan, apparso sulla prima pagina del n. 22 (23-24 dicembre 1893), ma anche con alcuni pezzi su Kossuth, l’ultimo in occasione della sua morte, cfr. II, n. 35 (24-25 marzo 1894). Viene pure ricordato l’anniversario della morte di Mazzini, indicato come “maestro”. Altro argomento che sta a cuore della redazione è il livello dei salari, sia degli operai che dei dipendenti delle varie amministrazioni statali, soprattutto nei ranghi più bassi. Il foglio polemizza spesso con altri periodici del tempo, in particolare con “La Gazzetta di Venezia” e il “Venezia” (per celebrare la “scomparsa” di quest’ultimo verrà pubblicato un numero - II, n. 58 (1-2 settembre 1894) - atteggiato ad un ironico lutto, ma interamente stampato in rosso). Tra i bersagli delle sferzate del giornale naturalmente figura anche Ferruccio Macola, direttore della “Gazzetta di Venezia” (questi nel luglio del 1894 intentò anche un processo contro “La Sferza Veneziana” che però riuscì a uscirne con un’assoluzione) e Francesco Sandoni, direttore del “Venezia”, ribattezzato spregiativamente Checco (o Checchi) Broza (o Brose). Vengono anche stampate notizie sugli spettacoli che si tengono in città e qualche recensione, sciarade e giochi a premi (costituiti da un abbonamento mensile alla “Sferza”). A testimonianza delle difficoltà cui la sua posizione politica esponeva il giornale e chi lo sosteneva è il trafiletto che dal supplemento al n. 28 dell’8 febbraio 1894 appare a pagina 3 di quasi tutti i fascicoli dove si afferma che “La Tipo-Litografia G. Draghi per non incorrere in eventuali responsabilità ha ceduto con contratto verbale di fittanza i caratteri e la macchina per stampare il Giornale La Sferza Veneziana”. Inoltre il primo direttore, Emilio Chiarion Casoni, abbandona una prima volta la sua carica in redazione perché imposto dai suoi datori di lavoro, che non ritenevano le due cose, direzione del giornale e il suo incarico, compatibili. Il n. 96 (2 giugno 1895) annuncia la sospensione delle pubblicazioni, a causa della sopravvenuta fuga a Fiume di Chiarion Casoni, che nel frattempo si era avvicinato a Macola tanto da pubblicare sulla sua “Gazzetta” una lettera contro la redazione della “Sferza”, e per problemi con il comitato per la stampa, da cui essa era stata esclusa a causa di una condanna per diffamazione inflitta a Chiarion Casoni quando ne era il direttore.
Supplementi
Al n. 50 (14-15 luglio 1894) con il titolo Il nostro processo, supplemento uscito il 17 luglio 1894 per annunciare l’udienza del processo intentato da Macola contro il giornale; al n. 28 (4 febbraio 1894) che si presenta come una sorta di edizione straordinaria uscita l’8; al n. 66 (27-28 ottobre 1894), intitolato Morti e morituri, uscito il 1 novembre 1894.
Annotazioni
La numerazione dei fascicoli è progressiva e non ricomincia ad ogni annata. La data dei singoli numeri diviene doppia dal n. 10 (30 settembre - 1 ottobre 1893); essa dapprima indicava come giorno d’uscita la domenica, poi sabato e domenica. Dal n. 76 (6 dicembre 1895) la data indicata sulla prima pagina torna ad essere solo quella della domenica. Questo stesso numero reca un errore nella data, che indica dicembre al posto di gennaio. L’ultimo fascicolo - n. 96 (2 giugno 1895) - è pubblicato in due pagine.
Reperibilita`
Biblioteca Civica - Padova
Collocazione
D.P. c. 16
Consistenza
I, n. 1 seconda edizione (31 luglio 1893) - III, n. 96 (2 giugno 1895)
Conservazione
Buona
Compilatore
Luca Pirazzo