Vita periodico
1943-1945
Titolo
L’Italia cattolica
Sottotitolo
Periodico di cattolici italiani
Motto
“La religione della Repubblica è la cattolica, apostolica, romana” (sesto punto del Manifesto programmatico del P.F.R.) [quest’ultima parte scompare dal secondo numero]
Luogo di pubblicazione
Venezia [da II, n. 15/16 (novembre1944)] Venezia-Milano
Tipografia - Casa editrice
Non segnalata [poi] “L’Italia Cattolica”
Sede
Redazione: casella postale n. 506, Venezia
Numero pagine
4 [da II, n. 1-2 (15 gennaio 1944)] 8
Formato
42x29
Prezzo
Cent. 30 [da II, n. 1-2 (15 gennaio 1944)] Cent. 50 [da II, n. 9-10 (giugno 1944)] Cent. 80
Periodicita`
Varia
Organi direttivi
Direttore responsabile: Gianni Vettori
Firme e collaboratori
Don Ettore, Don Osvaldo Bietti, Catholicus, Don Luigi Ancillotto, Gianni Vettori, Augustinus, d.v.m., Luigi Capuzzo, Alfredo Piccioli, Mario Pacini
Profilo storico editoriale
“Da qualche mese l’Italia, ferita nella sua dignità nazionale, nel suo orgoglio di popolo, nel suo onore di paese civile - centro di dottrina politica o religiosa, artistica o filosofica - sta rivolgendo il proprio sguardo alle figure più pure di un passato in cui si possono ancora ritrovare i motivi ed i principi rasserenatori nell’ora buia che stiamo attraversando. Mentre noi credenti (vale a dire tutto il popolo italiano, il quale se anche toccato in qualche momento dalle ondate del paganesimo trionfante nel mondo moderno e che ha trascinato alla interna rovina paesi come la Francia che un tempo furono baluardo della religione e della civiltà, sa sempre ritrovare nell’ora del pericolo e della sciagura la giusta via illuminata dalla luce divina, da quella Luce che non abbandona i propri fedeli, i fiduciosi, i convinti, i pii), mentre noi credenti, dicevamo, abbiamo sempre la possibilità di attingere ai detti della Chiesa la quale, attraverso i secoli, e pur nelle più dure contingenze non ha esitato ad indicare ai suoi figli i pericoli dai quali debbono rifuggire, le lusinghe cui non debbono cedere, neppure a costo della propria vita, mentre noi abbiamo la più chiara certezza nella incorruttibile forza della Fede e nel culto delle tradizioni patriottiche del cattolicesimo italiano, ci sono molti nostri fratelli che, nella tempesta che incombe, si trovano sbandati, sconvolti dalle ventate e dalle procelle incapaci di trovare da sè la giusta strada che possa portare alla tavola della salvezza, tavola spirituale ma anche talvolta materiale, perché «soltanto chi avrà lo spirito calmo ed in pace potrà salvare il proprio corpo». (...) Noi vogliamo portare con noi i nostri fratelli tentennanti, quelli sbandati dietro a false teorie, quelli che non sanno superare l’onda turpe di materialismo che si scatena ancora una volta sul mondo, quelli che sono ciechi, ma non per propria colpa, ma per cause che noi non vogliamo incriminare poichè la nostra coscienza è convinta che soltanto Dio potrà un giorno giudicare chi ha mancato ai suoi doveri di capo o di re, di principe o servitore. (...) Noi che scriviamo queste pagine - lo ripetiamo di fronte a tutti - siamo prima di tutto cattolici, ma ringraziamo la Provvidenza di averci fatto italiani perchè, se non fossimo nati in questa Italia impregnata di cattolicità fino nei più sconosciuti suoi lembi e nell’ultimo dei suoi cittadini, non avremmo forse avuto il grande, l’immenso dono della fede cattolica. Per noi Italia significa religione cristiana: per questo, mentre la marea che sale, agitando le bandiere di un anglicanesimo pregno di odio anticattolico e trascinandosi dietro le rosse insegne cui solo il sangue dei martiri cristiani ha dato luminosità, il sangue dei fratelli nostri torturati nel nome di Lenin o di Marx, di Stalin o di Engels, ci schieriamo noi cattolici italiani, a fianco di coloro che hanno ripreso le armi e combattono quella che non è più una guerra di interesse economici e di principii politici: ma che è ormai divenuta una vera crociata per difendere, in uno con la Patria amata, la nostra santa religione cattolica”, Don Ettore, Religione e patria, I, n. 1 (5 dicembre 1943).
Schierato decisamente al fianco della costituenda Repubblica sociale italiana, si muove tra una feroce propaganda antisovietica e antinglese (insistendo particolarmente sugli effetti dei bombardamenti), rivalutando l’operato del fascismo (soprattutto per la conciliazione) e il suo ruolo di paladino del cattolicesimo. Frequenti le accuse rivolte alla massoneria tra le maggiori responsabili della “tragedia” italiana; il n. 7-8 (maggio 1944) dedica un ampio spazio al bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944.
Annotazioni
Dal n. 5-6 (31 marzo 1944) in ultima pagina è segnalata l’autorizzazione del Ministero della Cultura Popolare; dal n. 7-8 (maggio 1944) mensile?
Reperibilita`
Biblioteca Nazionale Marciana; Biblioteca Nazionale Centrale Firenze; Istituto Storico Germanico - Roma
Collocazione
Giorn. 97
Consistenza
I, n. 1 (5 dicembre 1943) - II, n. 9-10 (giugno 1944)
Conservazione
Buona-mediocre
Studi e bibliografia
M. Isnenghi, Stampa del fascismo estremo in area veneta. Tracce e reperti, in Tedeschi, partigiani e popolazioni nell’Alpenvorland (1943-1945), Venezia, Marsilio, 1984, pp. 120-121; C. Scagliola, «L’Italia Cattolica». Un foglio al servizio della RSI, in La Repubblica sociale italiana 1943-1945, a cura di P.P. Poggio, in “Annali della Fondazione «Luigi Micheletti»”, Brescia, II (1986); A. Mignemi, L’attività del Nucleo di Propaganda del Ministero della Cultura Popolare, in Tra fascismo e democrazia. Propaganda politica e mezzi di comunicazione di massa, a cura di A. Mignemi, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1995, p. 133; M. Borghi, La stampa della RSI 1943-1945, Milano, Guerini e Associati, 2006.
Compilatore
Marco Borghi